giovedì 9 agosto 2012

ANCHE I DISABILI HANNO DIRITTO A VISITARE IL CASTELLO BRANCALEONI


“Nobilissimo fu detto dal Busching, in pregio non era inferiore che al Palazzo del Duca in tutto lo Stato di Urbino”.

Si parla del palazzo dei Brancaleoni a Piobbico. Veramente una costruzione imponente a forma di parallelepipedo di più di cento metri per oltre quaranta, con due cortili, bellissime logge e perfino un ingresso a forma di arco di trionfo. Ricco di affreschi di pittori famosi e stucchi del Brandano, camini, capitelli e architravi scolpiti. Lo Stato, che ora ne è proprietario vi ha profuso somme enormi per riportarlo all'antico splendore. Dentro vi è stato creato un interessante museo e vi sono state depositate collezioni di oggetti, abiti e gioielli appartenuti alla famiglia Brancaleoni.

Insomma un complesso da visitare e chiunque lo abbia visitato ne è rimasto entusiasta. Visitarlo è facile perché rispetta gli orari di tutti i musei. Facile per chi è giovane e in buona salute perché per salire al piano museale non ci sono ascensori. Cioè durante il restauro sono stati installati ben due ascensori, ma questi non funzionano e sono sempre fermi. Anzi, uno non è stato mai collaudato e l'altro ora per un motivo ora per un altro, è sempre inusabile. Allo stato attuale sono mesi e mesi che è sigillato. Chi è giovane e forte si fa due belle rampe dello scalone, chi non è più giovanissimo arranca e dopo parecchie fermate raggiunge il museo, ma chi è handicappato? Chi cammina col bastone o le canadesi? E quei poveracci che sono obbligati sulla carrozzina? 

E' una vera vergogna che in tempi in cui si parla così spesso di abolire le barriere architettoniche, non si riesca a far andare due ascensori! 

Il gioco è sempre il solito: il rimbalzo della palla. Al Comune dicono che non spetta a loro  ma al ministero dei Beni Culturali, fanno orecchie da mercante e al massimo ributtano la palla al Comune e talvolta si tira in ballo la Provincia e la Regione.

Fabio Remedia

domenica 26 febbraio 2012

LA REGIONE DESTINA GLI AIUTI DELLA CALAMITA' PER NEVE AI BENI CULTURALI

Svolgevo il mio lavoro con passione come contabile presso una Società ad una cinquantina di chilometri da casa. Partivo la mattina e tornavo la sera percependo uno stipendio che mi permetteva di vivere dignitosamente con mia moglie e le mie tre figlie.

A febbraio arriva la neve. Tanta neve, come non si era mai vista. Comincio a stare a casa diverse giornate perché era impensabile percorrere cento chilometri in 5/6 ore visto che anche i nostri clienti e fornitori tenevano chiuso.

In zona cominciavano a cedere tetti. Cedette il palazzetto dello sport a Piobbico, cedettero strutture di vario tipo in altre zone vicine, come palestre, Chiese, fabbriche ecc.

La neve continuava a cadere copiosamente per tutta la prima metà di febbraio superando in diverse zone anche i tre metri di altezza.

Una mattina, quando la neve aveva smesso di cadere e cominciava a sciogliersi, raggiungendo il massimo del suo peso, ebbi l'amara sorpresa: anche la copertura del fabbricato dove lavoravo aveva ceduto.

Ora sono a casa, senza lavoro, in attesa di capire se e quando potrò tornarci.

La mia storia è solo una delle tante storie che molti di voi che leggete potreste raccontare simile sulla vostra pelle, perché realtà di persone rimaste senza lavoro per danni strutturali da carico di neve sono tantissime nella nostra provincia.

Purtroppo ci aggiungiamo a tutti coloro che vivono il dramma ancor peggiore di aver perso il posto di lavoro a causa della crisi economica, ma con la speranza che i danni vengano riparati in fretta e venga salvata la nostra occupazione.

Naturalmente interverranno le assicurazioni e forse la Regione, visto che il Presidente Spacca ha chiesto lo stato di Calamità Naturale.

E qui arriva la beffa.

Hanno deciso in regione che quei soldi, tanti o pochi, che arriveranno per aiutare a riparare i danni da neve, saranno prima destinati alla riparazione dei BENI CULTURALI DI URBINO.

Trovo la cosa scandalosa e fuori di ogni logica.

Si parla tanto di politiche a sostegno delle famiglie in difficoltà e poi invece nell'emergenza si considerano addirittura i monumenti più importanti delle persone che avendo perso il posto di lavoro, si troveranno presto in grande difficoltà.




IO CREDO CHE UNA MAGGIORE ATTENZIONE ALLE ESIGENZE DELLE PERSONE ANZICHÉ AGLI INTERESSI DEI POTENTATI SIA QUANTOMENO OPPORTUNO DA PARTE DI CHI CI GOVERNA.

venerdì 17 febbraio 2012

LA NEVE STA CREANDO ENORMI DISAGI NELLA PROVINCIA DI PESARO E URBINO

L’emergenza neve della nostra provincia non è ancora passata.
Girando per le strade di entroterra e costa pesarese, infatti, noto che molte strade sono ancora malamente percorribili.
Ricevo notizie di famiglie ancora isolate o di abitazioni difficilmente raggiungibili con la propria auto.

Voglio però evidenziare come tutti si siano attivati per far fronte ai disagi che sta creandoi l’abbondante quanto eccezionale neve caduta.
Riconosco, da cittadino, il merito agli amministratori locali, di essersi prestati anche personalmente impegnandosi sul campo in prima persona, ed anche alla Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco, che sono prontamente intervenuti anche con uomini e mezzi provenienti dal Nord Italia, dimostrando una grande solidarietà umana. 

Ancora però l’emergenza non è finita. Il mio pensiero, i miei timori, vanno a tutte quelle persone che ancor oggi sono isolate o hanno dei disagi ancora grandi, quali le persone indifese, anziane, malate. Ma anche a coloro, padri di famiglia,  indigenti, e tutti quelli che necessitano dello stipendio quotidianamente, persone che nel giro di un attimo si sono trovate senza lavoro perché il capannone dove appunto lavoravano è crollato sotto il peso della neve.
E sono tanti nella provincia di Pesaro e Urbino, come se non bastasse la crisi economica.

Sono preoccupato, anche per quegli imprenditori, agricoli, industriali, artigiani, che hanno investito una vita in “quel” capannone e in “quella” forza lavoro. In alcuni casi si tratta di piccole imprese, dove i dipendenti sono come dei familiari ed allora il datore di lavoro si sente come un padre per loro e si trova a dover affrontare un peso maggiore, quello cioè di non poter più dare lavoro, almeno per ora, a quelle persone, oltre, naturalmente, per la perdita, o comunque per le spese e i disagi che dovrà affrontare per ricostruire o ristrutturare il proprio capannone.
Si tratta di una vera e propria calamità naturale per la quale la provincia e la regione marche hanno prontamente chiesto lo stato di calamità per ottenere aiuti a risolvere tutte queste situazioni.

Credo che sia doveroso da parte dello Stato e della comunità europea di intervenire con aiuti anche economici perché altrimenti non avrebbe alcun senso appartenere ad una comunità che chiede sacrifici ai suoi membri, ma poi non li aiuta nelle emergenze.

Segnalo a tutti coloro che hanno subito danni strutturali ai fabbricati, che scade il 20 febbraio il termine per presentare al comune di competenza la richiesta di riconoscimento di danni per calamità naturale. Per reperire il modello da compilare e riconsegnare, bisogna rivolgersi all'ufficio tecnico del comune.

Fabio Remedia

venerdì 10 febbraio 2012

CROLLA IL PALAZZETTO DELLO SPORT DI PIOBBICO

Piobbico, 10 febbraio 2012

Le abbondanti nevicate che si stanno abbattendo nel centro Italia in questi giorni, stanno creando notevoli disagi alla popolazione e cominciano ad arrecare danni anche alle strutture.

Si legge sui giornali di tetti di fabbricati industriali ed agricoli che cedono sotto il peso della neve, misurato nei giorni scorsi: 1 mc di neve pesa in media 84 kg. Immaginiamoci quanto peso sopportano le strutture, visto che nella nostra zona la neve ha superato abbondantemente il metro e ottanta di altezza.

E' il caso ad esempio dell'allevatore della Valle di Teva (Montecerignone) che si è visto travolgere il proprio gregge di pecore dal crollo del tetto della stalla con circa un centinaio di animali. Stessa sorte è toccata anche ad altri allevatori e anche ad altri agricoltori che hanno visto crollare il proprio magazzino.

Considerato il momento non certo favorevole per la categoria, non solo per gli accadimenti citati, ma anche per la crisi globale e per i cambiamenti climatici di questi ultimi anni che alterano le produzioni agricole locali, mi sento in dovere di solidarizzare con loro.

Ieri però anche noi piobbichesi siamo stati colpiti. Si deve purtroppo registrare, infatti, il crollo del tetto del nostro palazzetto dello sport, fiore all'occhiello di moltissime attività paesane, non solo sportive.



Il palazzetto, realizzato nel novanta ebbe un costo di un miliardo e duecento milioni di lire, sorge alle pendici del Monte Nerone e venne realizzato con tetto a balcone. Poi la struttura rimase inutilizzata fino al 2007 per la mancanza di porte e finestre.

Questa estate venne dotato di impianto fotovoltaico con un'ulteriore aggravio di peso di circa 200 quintali. Bisogna però dire che venne anche ristrutturato proprio per sopportare il maggior peso.

I fatti accaduti dimostrano quindi che la struttura non era sicura e le valutazioni fatte dai tecnici non erano adeguate a far fronte ad una nevicata seppur eccezionale. Una nevicata abbondante che però venne registrata anche nel 1956 ed i tecnici dovevano prevedere che un evento storico si può ripetere.

La struttura ospitava numerose attività paesane, dalla pratica di sport vari fino alle attività sociali come feste paesane, cene ricorrenti di associazioni ed anche manifestazioni di ricorrenze di personalità o anche di comuni cittadini. Era quindi il fiore all'occhiello delle attività piobbichesi.


Purtroppo gli eventi atmosferici, l'incuria e la scarsa considerazione della sicurezza nella realizzazione e negli interventi successivi di ristrutturazione, seppur col senno di poi, hanno portato al crollo del Palazzetto.

Questo significa che in futuro potrebbero essere compromesse alcune attività paesane.



Auspico pertanto che la nostra amministrazione comunale si impegni fortemente per tutelare tutte le attività del paese, mostrandosi aperta a cercare soluzioni e sedi appropriate per tutte le associazioni presenti con la stessa attenzione che ha sempre dimostrato.

Fabio Remedia.

mercoledì 23 novembre 2011

NAPOLITANO E LE COMPETENZE DEL GOVERNO MONTI

La grave crisi economica che investe il nostro Bel Paese, come noto, ha portato alle dimissioni del governo Berlusconi ed alla nomina del governo Monti.

L’ ex-presidente del consiglio responsabilmente ha deciso di dimettersi per il bene del paese, sicuramente spinto dal Capo dello Stato, dall’opposizione, dagli investitori internazionali e da quella parte del popolo che ha creduto che Berlusconi fosse il “male assoluto”, che fosse la causa della crisi.

Venivano segnali allarmanti dal mondo economico, spread alle stelle, borse in caduta libera, rischio di default per il nostro Stato.

In politica estera venivamo denigrati dai francesi e dai tedeschi: i moralizzatori che enfatizzavano i dati economici negativi per l’Italia addossandone la colpa al governo che era in carica e che oggi sono sotto osservazione di quelle Società di Rating che ci hanno declassato.

Berlusconi si è dimesso, ma non è stata data la parola al popolo sovrano.

La situazione non ci permetteva di andare alle elezioni anticipate perché era una soluzione dispendiosa, in soldi certamente, ma anche in termini di tempo dovevamo fare presto per arginare il rischio di un fallimento dello Stato. Così il Presidente della Repubblica, decise per l’incarico al professore bocconiano Mario Monti (pardon, il costoso Senatore a Vita nominato tale da Napolitano proprio il giorno prima).

Un governo tecnico era ed è quindi la migliore soluzione possibile e ci si auspica che lavori in fretta e bene risollevando le sorti dell’Italia e dell’Europa intera, dal momento che non possiamo prescindere, oggi come oggi, dalla moneta unica.

La squadra di governo, di sicuro alto profilo tecnico, ha ottenuto una larga fiducia parlamentare ricevendo il mandato a risolvere l’emergenza economica, occupandosi pertanto di quelle riforme strutturali necessarie ad uscire dalla crisi.

Ieri però il Capo dello Stato si deve essere dimenticato quale sia il compito e quali siano gli obiettivi del  governo in carica, invitandolo ad approvare una norma che stravolge la Costituzione Italiana, una norma che, in nome dell’integrazione, assegni cittadinanza italiana ai figli degli immigrati residenti in Italia.

Non addentrandomi nel merito della norma, per la quale avremo ognuno di noi una nostra opinione, vorrei fare una valutazione di tipo politico. Mi chiedo cioè se sia legittimo in una democrazia (già calpestata dalla nomina di un governo non votato dal popolo) che il Presidente della Repubblica inviti un governo tecnico d’emergenza nazionale a cambiare la Costituzione Italiana.

Sicuramente la nostra Costituzione va rivista, va adattata ai giorni nostri per rispondere a nuove esigenze dettate anche dalla globalizzazione, ma in una democrazia non può, e non deve, occuparsene un governo di unità nazionale non eletto dal popolo sovrano.

giovedì 27 ottobre 2011

TOLTO IL TETTO ALLA RETRIBUZIONE DEI MANAGER PUBBLICI

Martedì scorso l'assemblea legislativa delle Marche ha approvato un emendamento del Presidente Gian Mario Spacca che cancella il tetto della retribuzione dei manager pubblici nella Regione Marche.


Il limite della loro retribuzione, infatti, era fissato a circa seimila euro, ma Spacca, decide che probabilmente sono pochi.

La giunta del Presidente Spacca lamenta continuamente i tagli del Governo nazionale che, a suo dire, sottrae risorse rendendole insufficienti a mantenere la macchina amministrativa efficiente per far fronte alle esigenze del territorio regionale.

Così decide di ridurre gli ospedali, di non migliorare la viabilità, di ridurre quei servizi per i quali versiamo le tasse.

Dicevo, lamentano la mancanza di risorse per colpa del Governo nazionale, ma poi decidono  la costruzione di nuovi ospedali (uno nella provincia di Pesaro e Urbino e sarà l'unico ospedale provinciale perché tutti gli altri verranno trasformati in altro); cancellano il tetto della retribuzione per i manager pubblici (sottolineo, manager e non dipendenti pubblici comuni); approvano la costruzione di piste ciclabili (mentre le nostre strade sono inadeguate al traffico sia per la cattiva manutenzione del manto stradale, sia per la loro conformazione) e non mantengono nemmeno gli impegni presi precedentemente (mi riferisco alla tratta ferroviaria Fano-Urbino di cui parleremo in un altro post).

E come trovano allora i soldi per realizzare i loro "desideri"? Aumentando nuovamente l'accise sui carburanti. La Regione Marche aveva infatti già aumentato questo tipo di tassa, imitata solamente da pochissime regioni.

Voglio a tal proposito segnalare il commento di un cittadino di Piobbico, Andrea Tribulini, pubblicato dal Corriere Adriatico il giorno 24 ottobre:




Fabio Remedia


martedì 25 ottobre 2011

AUMENTO DELLE ACCISE SULLA BENZINA "MARCHIGIANA"

Fonte: Il Resto del Carlino (segnalatomi da Andrea)

"ANCONA
Benzina da gennaio più cara di 5 cent
Per pagare i danni dell'alluvione
Lo ha deciso la Giunta regionale. In un primo tempo pareva
che le accise dovessero crescere 'solo' di 3 centesimi a litro

Ancona, 24 ottobre 2011 – Saranno 5 e non 3 i centesimi di
euro da lasciare alla stazione di servizio per ogni litro di
benzina acquistato. La novità scatterà dal primo gennaio 2012
per far fronte ai danni prodotti dall'alluvione dell'1 e 2 marzo
scorsi: devastazioni per 650 milioni di euro, e per le quali il
Governo non ha ancora “messo un soldo”, a differenza di
quanto fatto per il Veneto, il Molise, la città di Roma.
Il provvedimento varato dalla Regione - impossibile
innalzare le aliquote Irpef e Irap - dovrebbe portare introiti
per 12 milioni di euro, ma “almeno altrettanti le Marche li
attendono dal Governo”.
“La nostra - hanno spiegato il Governatore Gian Mario Spacca
e l’assessore al Bilancio Pietro Marcolini - è stata una scelta
obbligata dalla ‘tassa sulla disgrazia’ introdotta dalla legge
Milleproroghe’’. Legge che tuttavia prevede anche una
compartecipazione finanziaria alla riparazione dei danni da
parte del Consiglio dei ministri-Dipartimento della Protezione
civile, “un obbligo formale e morale - ha sottolineato
Spacca - in base alle norme che questo stesso Governo ha
voluto: dunque ora Palazzo Chigi non ha più alibi’’.
L’incremento delle accise, sollecitato dai Comuni e dalle
Province alluvionate, darà una piccola boccata d’ossigeno: i
Comuni hanno già anticipato 20 milioni per gli interventi di
somma urgenza, e le imprese 60 milioni di euro."

La benzina è già supertassata dallo Stato centrale ed io penso che si poteva evitare di aumentarne le accise intervenendo sugli sprechi.
Tu cosa ne pensi? Come doveva intervenire la Giunta regionale per far fronte all'alluvione?