La grave crisi economica che investe il nostro Bel Paese, come noto, ha portato alle dimissioni del governo Berlusconi ed alla nomina del governo Monti.
L’ ex-presidente del consiglio responsabilmente ha deciso di dimettersi per il bene del paese, sicuramente spinto dal Capo dello Stato, dall’opposizione, dagli investitori internazionali e da quella parte del popolo che ha creduto che Berlusconi fosse il “male assoluto”, che fosse la causa della crisi.Venivano segnali allarmanti dal mondo economico, spread alle stelle, borse in caduta libera, rischio di default per il nostro Stato.
In politica estera venivamo denigrati dai francesi e dai tedeschi: i moralizzatori che enfatizzavano i dati economici negativi per l’Italia addossandone la colpa al governo che era in carica e che oggi sono sotto osservazione di quelle Società di Rating che ci hanno declassato.
Berlusconi si è dimesso, ma non è stata data la parola al popolo sovrano.
La situazione non ci permetteva di andare alle elezioni anticipate perché era una soluzione dispendiosa, in soldi certamente, ma anche in termini di tempo dovevamo fare presto per arginare il rischio di un fallimento dello Stato. Così il Presidente della Repubblica, decise per l’incarico al professore bocconiano Mario Monti (pardon, il costoso Senatore a Vita nominato tale da Napolitano proprio il giorno prima).
Un governo tecnico era ed è quindi la migliore soluzione possibile e ci si auspica che lavori in fretta e bene risollevando le sorti dell’Italia e dell’Europa intera, dal momento che non possiamo prescindere, oggi come oggi, dalla moneta unica.
La squadra di governo, di sicuro alto profilo tecnico, ha ottenuto una larga fiducia parlamentare ricevendo il mandato a risolvere l’emergenza economica, occupandosi pertanto di quelle riforme strutturali necessarie ad uscire dalla crisi.
Ieri però il Capo dello Stato si deve essere dimenticato quale sia il compito e quali siano gli obiettivi del governo in carica, invitandolo ad approvare una norma che stravolge la Costituzione Italiana, una norma che, in nome dell’integrazione, assegni cittadinanza italiana ai figli degli immigrati residenti in Italia.Non addentrandomi nel merito della norma, per la quale avremo ognuno di noi una nostra opinione, vorrei fare una valutazione di tipo politico. Mi chiedo cioè se sia legittimo in una democrazia (già calpestata dalla nomina di un governo non votato dal popolo) che il Presidente della Repubblica inviti un governo tecnico d’emergenza nazionale a cambiare la Costituzione Italiana.
Sicuramente la nostra Costituzione va rivista, va adattata ai giorni nostri per rispondere a nuove esigenze dettate anche dalla globalizzazione, ma in una democrazia non può, e non deve, occuparsene un governo di unità nazionale non eletto dal popolo sovrano.